La chiesa
di San Valeriano è la chiesa di Gradisca di più
recente costruzione. L’istituzione della terza parrocchia
gradiscana, infatti, risale al 1964, quando venne inaugurata
dall’Arcivescovo mons. Pangrazio la chiesa provvisoria,
ospitata in una baracca di legno.
Appena nel 1967, fu posta la prima pietra della nuova Chiesa
alla presenza dell’Arcivescovo mons. Cocolin, e primo
parroco venne nominato don Sante Gobbi. I lavori proseguirono
per diversi anni fino all’inaugurazione il 28 novembre
1971 con una solenne cerimonia presieduta sempre dall’Arcivescovo
mons. Cocolin. Nel frattempo era subentrato il nuovo parroco,
don Silvano Pozzar, che sarebbe rimasto a San Valeriano
per ben 17 lunghi anni. In seguito, fino al 1994, la parrocchia
fu amministrata da don Fausto Furlanut e poi da don Igino
Pasquali che era anche parroco della maggiore parrocchia
gradiscana, quella del SS. Salvatore (nata dalla soppressione
della parrocchia di S.Spirito che fu annessa a quella del
Duomo). In questo periodo vennero chiamate a collaborare
tre sorelle della Comunità Loyola. Venendo ai giorni
nostri, dal 1998 parroco dell’Unità pastorale
di Gradisca d’Isonzo è don Maurizio Qualizza
aiutato a San Valeriano dal diacono permanente Renato Nucera.
L’edificio e il suo arredo meritano qualche cenno
per la loro originalità. Le pareti sono formate da
irregolari blocchi di pietre carsiche, mentre l’enorme
tetto spiovente ricorda quello di certe chiese gotiche.
All’ingresso colpisce l’enorme Cristo dorato
posto in fondo all’abside, che è considerato
il più grande dell’Arcidiocesi. Nel settembre
1995, all’esterno della chiesa, sulla facciata principale
venne posta la statua di San Valeriano, donata alla comunità
dal primo parroco don Sante Gobbi. Si tratta di un’opera
dello scultore padovano Stefano Baschierato, alta tre metri
e mezzo e realizzata in pietra vicentina di mante.
Testo a cura di Andrea
Nicolausig