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Il palazzo Torriani, a chi giunge dalla piana friulana, appare come uno splendido avamposto della cultura veneta nel Friuli orientale, dominato già nella vicina Gorizia da influenze culturali molto più eterogenee rispetto a Gradisca, e prevalentemente orientate, almeno in ambito architettonico, verso i poli culturali ultramontano e lubianese.
Con il suo corpo centrale sopraelevato e lievemente sporgente rispetto alle barchesse la residenza gradiscana dei della Torre si configura nella tipologia della «villa suburbana», compromesso architettonico d’invenzione palladiana fra il palazzo di città, chiuso e compatto blocco che s’impone con forza nel tessuto urbano, e la dimora di campagna che, articolandosi con ali e padiglioni, ricerca maggiormente il rapporto con l'ambiente esterno. Il prospetto anteriore del palazzo presenta una tessitura compositiva forte al centro e più sobria alle estremità; il settore mediano, separato dal terreno da una fascia basamentale, esibisce due piani divisi da una cornice che ne mitiga la tensione verticale. Al piano terra s’impone un ricco portale a vano centinaio, con colonne dal fusto rustico cinghiate da fasce lapidee, capitelli dorici e dadi sorreggenti un timpano ad arco spezzato. Già alcuni studiosi hanno sottolineato la parentela formale del portale d’ingresso di palazzo Torriani a Gradisca d'Isonzo con moduli seicenteschi la cui invenzione si deve a Baldassarre Longhena (1598 - 1682), poi riutilizzati nel primo quarto del Settecento anche da Domenico Rossi (1657 - 1737) nel portale del palazzo arcivescovile d’Udine, che presenta, in effetti, forti analogie con quello gradiscano.
All'altezza del piano nobile di palazzo Torriani, dove il carattere unitario è garantito da quattro lesene di modulo gigante d’ordine ionico, complesso è il gioco della distribuzione delle aperture. Al centro della facciata campeggia una porta-finestra, munita del consueto balconcino con pilastrini e balaustri, affiancata da due finestre minori laterali, caratterizzate, come la centrale, dalla loggetta (che qui però non è praticabile) e da una centina inscritta in una trabeazione rettilinea con cimasa aggettante. Due ulteriori piccole aperture quadrate, a livello del mezzanino, garantiscono luminosità all'episodio centrale del prospetto, concluso con autorità da un frontone il cui timpano si arricchisce nell'oculo di un motivo a stella a sei punte e di una cornice a fitte mensole. Decisamente più rarefatta rispetto al settore mediano risulta la sintassi delle ali di palazzo Torriani, distese e sobrie appendici dove sono squadernate, a ritmi spezzati, tre teorie di finestre con davanzale e trabeazione lievemente sporgente. Solo alle estremità le barchesse acquistano un più articolato sviluppo, con due portali bugnati sormontati da porta-finestra e balcone, simmetricamente disposti in modo da dare un soddisfacente equilibrio compositi- vo all'intero prospetto anteriore.
Di non minore efficacia scenografica risulta la facciata postica di palazzo Torriani, fragoroso e forse unico esempio d’architettura d’evidente desunzione palladiana esistente nel Goriziano. Al cortile introduce un alto portale bugnato, munito nella parte conclusiva di guglie a trottole sovrapposte, e arricchito da un cancello in ferro battuto recante lo stemma di Gradisca e la data «1705». Armonica e coerente appare la loggia, a cui lessico vitruviano viene impiegato a formulare frasi di un classicismo che, come s'è detto, risulta prossimo ai moduli cinquecenteschi dei Palladio; il peristilio, d’ordine dorico, poggia su robuste colonne e pilastri rustici a fasce bugnate, a sostegno di una trabeazione che illustra una teoria di metope e triglifi. Al piano superiore si giunge salendo le due rampe di scale che, simmetricamente, si dipartono dal piano terra. La loggia, secondo il consueto principio della sovrapposizione degli ordini, presenta due pilastri e due colonne poggianti su alti dadi e munite di capitelli ionici, sorreggenti un architrave riccamente modanata.
Nonostante palazzo Torriani costituisca il manufatto gradiscano maggiormente studiato, la fabbrica rappresenta ancora un «caso» per la storia dell'arte regionale, per le difficoltà che si ravvisano, in assenza di documenti scritti chiarificatosi, nell'individuazione dell'esatta collocazione cronologica d’esecuzione dell'edificio. Dopo la formulazione di varie proposte da parte d’alcuni ricercatori locali, che hanno avuto il merito di aver posto all'attenzione degli studi una fabbrica di così rilevante interesse, si deve alla studiosa goriziana Maddalena Malni Pascoletti l'analisi più convincente e dettagliata delle complesse fasi edificatorie del palazzo. La fabbrica attuale appare, infatti, il risultato d’ampliamenti successivi voluti dai della Torre, protrattisi perlomeno dall'inizio del '600 al primo quarto del secolo successivo. Se per ora rimane a livello di supposizione l'affermazione del Pichler, cronista dei della Torre, secondo il quale i Torriani possedettero una residenza a Gradisca sin dal tardo Cinquecento, risulta documentabile con certezza l'acquisto nel 1627 di una «casa Panizzoli» in «Contrada di piazza» da parte di Gianfilippo della Torre, così come sappiamo da fonti scritte che nel 1689 Francesco Uldarico della Torre acquistò «casa Mazucca», nel medesimo segmento edilizio.
La residenza dei Torriani, proprio come gran parte degli altri palazzi nobiliari gradiscani risulta quindi dal progressivo fagocitamento di case adiacenti partendo da un nucleo centrale come dimensione più circoscritto, secondo quel processo di «barocchizzazione» del tessuto edilizio urbano che, come s'è visto, ha celato con il passare dei decenni quasi tutte le originarie strutture quattrocentesche. Se il palazzo, per quanto riguarda le fasi edificatorie, dovette quindi essere un cantiere aperto perlomeno dal secondo quarto alla fine del Seicento, non risulta altrettanto possibile supporre che anche la facciata anteriore sia stata realizzata in un arco di tempo così lungo. Nonostante alcune aritmie, dovute agli accorpamenti delle tre fabbriche preesistenti, il prospetto si presenta, infatti, unitario e coerente per impaginato e proporzioni. Per la sua materiale esecuzione, tenendo fermo come termine post quem l'anno 1689 (acquisto di casa Mazucca), si può ipotizzare una datazione fra il 1710 ed il 1730 ca., come verrebbero a confermare alcuni riferimenti stilistici (il portale di matrice longheniana e vicino ai modi di Domenico Rossi; la sobria e quasi “prepacassiana” trama geometrica delle paraste ioniche del piano nobile) che lo connotano. Ora Palazzo Torriani è sede del municipio, degli uffici comunali, del comando della polizia municipale, della Galleria d’arte regionale “Luigi Spazzapan”, della biblioteca civica e del Museo documentario della città.

Palazzo Torriani, Via M. Ciotti

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