Risale agli
anni fra il 1479 ed il 1483 il palazzo Coassini (Palazzo del fisco),
un edificio di cospicue dimensioni che, addossato alla chiesa dei Padri
Serviti, forma il segmento edilizio più rilevante del campiello
Emo. In realtà della fabbrica veneta rimane ben poco, ad esclusione
di alcuni soffitti volta del piano terra e di due bifore a sesto, seminascoste
sul lato settentrionale. L’edificio ha tuttavia svolto un ruolo
significativo nella storia della comunità gradiscana, divenendo,
nel tempo, sede degli uffici pretoriali, casa del capitano circolare
(1568-1769), convento dei padri serviti (1770-1810), abitazione privata
ed infine, nel corso del XX secolo ricreatorio per la gioventù
cattolica isontina. Attraverso tutti questi passaggi, durante i quali
venne continuamente cambiata la destinazione d’uso del palazzo,
la fabbrica fu più volte modificata per assecondare le rinnovate
esigenze, ed ora il prospetto principale, dalla misera e scardinata
tessitura sintattica, lascia appena intravedere i segni del ricco passato.
I progetti relativi al rifacimento del prospetto del palazzo gradiscano,
elaborati negli anni 1771-1773, allorquando l’imperatrice Maria
Teresa volle adibire l’ufficio a sede conventuale dei padri serviti,
sono oggi conservati nell’archivio di Innsbrch. Messi in luce
i recenti studi, i disegni relativi all’alzato della facciata,
per chiarezza compositiva e nobiltà nella distribuzione di luci
ed elementi decorativi, fanno rimpiangere il loro essere rimasti a livello
progettuale, poiché il convento serviva, qualora realizzato,
avrebbe potuto rappresentare un qualificato esempio a Gradisca di architettura
classicistico-razionalista di matrice transalpina del Settecento inoltrato,
sugli esempi del Goriziano Nicolò Pacassi (1716-1790).
