L’8 marzo
1481 venne siglato l’atto ufficiale della nascita della chiesa
dell’Addolorata, da parte del Senato Veneto. Infatti, a Gradisca,
la costruzione della Fortezza era agli inizi e c’era bisogno di
religiosi che avessero a cuore la cura d’anime della guarnigione
e degli abitanti. Così, il doge Giovanni Mocenigo inviò
da Venezia i padri dell’Ordine dei Servi di Maria; a questi fu
affidata la realizzazione della Chiesa e dell’annesso conventino.
I lavori durarono dal 1481 al 1498 e la chiesa assunse il nome di S.
Salvatore. Per agevolare la costruzione della nuova chiesa, il doge
Mocenigo aveva chiesto e ottenuto dall’allora pontefice Sisto
IV la concessione dell’indulgenza plenaria a tutti coloro che
avessero contribuito all’esecuzione dei lavori, tramite elemosina,
o con l’aiuto materiale.
La chiesa fu consacrata nel 1505. Degli altari allora esistenti, ci
parla nel Campione Generale, libro manoscritto della chiesa e del convento,
redatto nel 1747, padre Gasparo Baldini:
“…entrando in chiesa, a mano destra due altari, il primo
dei quali fu consegnato in onore di S. Girolamo, Sebastiano e Rocco,
il secondo in onore dei Santi Marco, Giorgio e Martino, né quali
furono riposte le reliquie dei Santi Felice, e Gerone Martiri…”.
L’altare maggiore era invece intitolato a San Salvatore. E da
questo particolare sorse un problema: infatti, anche la chiesa più
antica (l’odierno Duomo) era dedicata a San Salvatore, e i sacerdoti
secolari, incaricati della cura di quest’ultima, pretendevano
la primogenitura del nome. Le polemiche durarono a lungo, fino al 1753
per l’intervento dell’arcivescovo di Gorizia mons. Carlo
Michele d’Attems che, durante la Visita Pastorale, diede alla
parrocchiale il titolo di San Salvatore, ed elevò il parroco
di Gradisca a Vicario Foraneo. A parte le vicende sul nome, la storia
della chiesa è estremamente lineare. Infatti, rimase affidata
ai Padri Serviti fino al 1810, quando, per decreto napoleonico, i frati
furono costretti a chiudere il convento e ad andarsene da Gradisca.
La chiesa venne spogliata, chiusa al culto e adibita a magazzino. Fortunatamente,
la statua dell’Addolorata fu trasportata nottetempo nel duomo,
ma l’altare maggiore, gli altari laterali e la pala dei sette
fondatori dell’Ordine furono venduti. Quella che vediamo oggi
è una copia, mentre l’originale si trova nella chiesa di
Porpetto. Nel 1845, chiesa e convento furono acquistati dai coniugi
Francesco Giovanni e Angela Coassini, i quali regalano la chiesa alla
città. Il 16 settembre 1850 ci fu la riconsacrazione e la domenica
seguente avvenne il trionfale trasporto dell’effige dell’Addolorata
dal Duomo alla sua chiesa con una moltitudine di persone accorse da
tutta la regione.
La storia della chiesa proseguì senza problemi fino allo scoppio
della Prima Guerra Mondiale quando fu adibita a magazzino prima e poi,
venne distrutta quasi completamente (a parte i muri perimetrali) da
un incendio. Il tetto, l’organo, la bussola, i banchi, persino
gli altari, la balaustrata, il pavimento, la sagrestia e la casa attigua
furono distrutti dal fuoco. Ben presto, però si avviò
la sua ricostruzione, ultimata nel 1923: vennero otturati due finestroni
in facciata, e vennero aperte tre finestre sopra la Casa Coassini e
una nell’abside a sinistra. Rimase in alto al centro della facciata
la grande apertura rotonda che conteneva l’orologio.
L’altare maggiore è dedicato alla Madonna Addolorata. Entrando
a destra troviamo l’altare dal 1548 dedicato a San Giuseppe (in
origine intitolato a San Girolamo, Sebastiano e Rocco); più avanti
c’è l’altare intitolato dal 1940 a Sant’Antonio
(prima dedicato alla Vergine del Rosario e in origine a Santa Maria
della Misericordia). A sinistra, appena entrati c’è l’altare
di Santa Rita (un tempo della Beata Vergine Concetta e originariamente
di sant’Antonio Caterina e Lucio). Ancora più avanti l’altare
che dal 1940 è dedicato ai sette padri fondatori dell’Ordine
(in origine intitolato a San Marco, Giorgio e Martino e dal 1603 ai
Dolori di Maria, patrona di Gradisca).
Testo
a cura di Andrea Nicolausig